La fine del MaeCrui e della mia storia d’amore

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6/6/2009

Tornata a Roma la sorpresa che trovai nell’uovo per la Pasqua fu la fine della mia storia.

Barcellona per cambiare

Barcellona per cambiare

Non era la prima volta che succedeva. Gli eventi sono sempre gli stessi.

Dopo un anno e mezzo di relazione, non ce la faccio più e comincio a diventare insofferente, talmente tanto insofferente che io stessa faccio fatica a sopportarmi. Così è stato da sempre. Così fu con Valerio, il mio primo ragazzo, allora avevo appena diciotto anni, così fu con Vito, il pugliese ne avevo ventidue e così fu con Paolo. (Tutti i nomi sono di pure fantasia e non si riferiscono a Persone realmente esistite nella mia vita)

Vacanza da mia sorella per riprendermi

Le panchine per i single

Ora. Per lasciarti, più o meno tutti gli uomini, raccontano le stesse cose. Sempre quando hanno il coraggio di farlo. A volte, per quellli un po’ più codardi devi leggere tra le righe.

Comunque l’inizio del discorsetto più o meno è lo stesso per tutti. Si parte da un “Sai è un periodo”. Per arrivare al dolce, drammatico, tragico “Non sei tu, sono io”.

Ormai questa è opera da manuale, tanto è vero che, mentre Vito mi lasciava in una calda giornata estiva, proprio di fronte alla stazione Termini mentre un barbone ubriaco mi vomitava di fronte, io, consapevole dell’inevitabile, interpretavo la scena.

Una specie di Mario Merola versione femminile. Indimenticabile. Sceneggiai da sola tutta la commedia, anticipando tutte le sue e le mie battute. Non lo facevo parlare. Parlavo io.

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La fortuna di avere una sorella emigrata in una bella città

Certo dopo entrai in metropolitana e piansi come una disperata però, di fronte a lui, mantenni quell’alto livello di pazzia, e ancora mi dicono che mi aveva lasciata perché ero troppo seria.

La fine di una storia segue quasi sempre lo stesso iter.

Stranamente non in sovrappeso

Stranamente non in sovrappeso

La discussione e il discorsetto del “dobbiamo parlare”.

La disperazione, il risentirsi quando non si riesce a lasciarsi del tutto.

I primi mesi di profonda depressione intervallati dalla fase “Ora sto bene, aoh sto da paura non ci penso mai”. Che poi lo capisci pure te che non sei credibile. Non fai altro che parlarne. Tutto ti riporta a lui, la notte ti alzi e piangi, però, di fronte agli altri è scattata la molla da donna ferita, ma orgogliosa. Passano i giorni, la vita va avanti, passano i mesi e come diceva la Carrà: “Trovi un altro più bello che problemi non ha”.

E così, più o meno, è sempre stato nella mia vita. Io, però, si sa, non sono normale, o perlomeno a me le cose normali non sempre capitano e allora…La differenza, l’uomo che fa la differenza lo devi trovare. E allora ti capita lui.

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Bello è bello, anzi forse troppo. Ma come a te non erano mai piaciuti quelli belli, ma che devi fare? Oltre ad essere bello è pure tenebroso, almeno così pare.

E’ normale che lui avrebbe fatto la differenza. Te ne innamorasti perché sembrava distratto e poi, sei sempre stata attratta da quella maledetta chitarra. Non puoi non innamorartene.

Paolo, si mi piace proprio. Stiamo insieme. Si parla, tanto, ci si confronta, si cresce, poco, si ragiona. Poi è una storia e come tutte le altre storie arriva un momento in cui succede qualcosa. Finisce l’amore. Può capitare, che c’è di male?

Pronti con il solito discorsetto? Come no, stavolta sono ancora più preparata. Però, dopo aver imparato così bene il tedesco la scena sarà più crucca, che napoletana. Sono pronta. Il momento è arrivato. A sorpresa, ma è arrivato.

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Come bloccare una strada

Si, a sorpresa perché nessuno credi che ti stia lasciando dopo averti portato a far fare il giro della “scoperta delle pizzerie nuove che hanno aperto qui”, però anche quello avviene. Ti guarda, parcheggia. Pensi sia un momento come un altro.

Si comincia con le solite frasi. Cioè solite per noi a quei tempi.

Che cos’è l’amore?”. “Lo capiremo mai?”. E poi, sempre per non farsi mancare nulla “Ma il cielo è così pieno di stelle perché Dio l’ha create o perché sono nate così, un giorno?”.

In un primo momento pensi siano le stesse pippe mentali di sempre. Poi cominci a preoccuparti un po’.

Ti allarmi, ti guardi intorno.

Cerchi di mettere in pratica le quattro stronzate che hai appreso guardando la “Signora in giallo”.

In prossimità di uno psicopatico, il primo obiettivo è quello di “verificare che non ci siano oggetti con cui potrebbe farsi male o farti male”. Bene. Non vedi tracce di pistole, tanto meno di spade o coltelli, c’è una penna bic, allunghi una mano e, con aria indifferente la fai sparire, mentre lui comincia a farneticare qualcosa sul suo rapporto con Dio.

Dio? Dio? E mo da dove è uscito fuori Dio?

La piadina da Cicciolina

La piadina da Cicciolina

Eri troppo concentrata ad evitare che qualcuno si facesse male per prestare attenzione a quei discorsi deliranti. Lo sproloquio prosegue e spunta, magicamente Friedrich Nietzsche.

Ho sempre odiato chi pensava di capire qualcosa di filosofia perché aveva letto un bignami, ora. Sono due giorni che affronti questa materia, come te ne puoi uscire con Friedrich Nietzsche?

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Nel tuo cervello tanti perchè, ma poi capisci. L’ultima frase, a più magica: “Perché studiando Nietzsche mi sono reso conto che, parafrasando il grande maestro ‘C’è sempre un grano di pazzia nell’amore, così come c’è sempre un grano di logica nella pazzia”. Parafrasando Arianna “Tu stai fuori come le cucuzze”. La tua pazzia la riconosco benissimo, è il grano di logica in questa che mi sfugge.

A quel punto qualche domanda me la sono posta anch’io, non m’è servito darmi tante risposte, perché i miei punti interrogativi erano piuttosto facili da sciogliere “Ma te stai fuori?”. “Ma chi me lo ha fatto fare?”, “Ma sei sempre stato così e me ne sto accorgendo solo ora?”.

La scoperta dell'assenzio e la fatina verde

La scoperta dell’assenzio e la fatina verde

Il piano comincia però a presentarsi chiaro nella mia testa. Il piano per la fuga ovviamente, perchè il suo piano mi risultò chiaro solo mesi più tardi.

Con la mano destra, lentamente, molto lentamente, faccio scivolare il mio zainetto sulle mie gambe. Il passo successivo deve essere rapido, furtivo, aprire lo sportello, scendere, entrare nella mia macchina e non voltarmi indietro. Tre, due, uno…Via. Scappo. Scappo veloce, il più veloce possibile.

Oh, ma questo è pazzo del tutto penso.

Dopo qualche giorno, precisamente una settimana, passata a non mangiare, il dolore, quello forte, è passato.

Dopo un mese mi sono “ufficialmente ripresa”.

Si passano tutte le fasi: non mangiare, sognartelo la notte. E poi, la cosa più triste di tutte. Sperare che da un giorno all’altro possa tornare e dirti “Mi dispiace, ti amo ancora”. Mi convinco che non succederà, che presto sarà solo un lontano ricordo.

I soggetti di quel tipo però, si sa, ti sorprendono sempre e allora, eccolo lì, te lo ritrovi sotto casa. In macchina, che ti guarda e ti fa “Non mi chiedi che ci faccio qui?”. No, sinceramente non me lo chiedo, ma mia madre mi ha sempre insegnato a non contraddire i folli e gli rispondo: “Se credi che io debba chiedertelo posso farlo. Che ci fai qui?”

Lo guardo e sono ancora più perplessa, è decisamente arrivato con la testa, salgo in macchina. Mi lascio convincere. Mi ama, mi ama ancora, è sempre stato bravo con le parole e a mascherare la sua follia.

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La Boqueria

Proprio come tutte le favole. Proprio come in tutti i miei sogni. Il mio principe azzurro, scemo, è lì. Guardalo. Bello orgoglioso, dolce. E’ lì. Cacchio che bello. Allora può accadere. Allora può succedere che qualcuno ci ripensi e venga da me. Sono troppo felice. Rido. Perplessa, ma rido.

Però si sa, quando uno è strano è strano ed è così.

Dopo essersi presentato sotto casa mia, dopo avermi ricercata, dopo avermi chiamata per tre giorni consecutivi come se nulla fosse successo, sparisce.

Sparisce nel nulla. Il suo telefono risulta “inesistente”. Inesistente???Questo sta fuori!

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Mi manda un messaggio chiedendomi di “smettere di cercarlo. “

Seriamente preoccupata per il suo status mentale, chiedo ai suoi amici di stargli vicino, molto vicino.

Come al solito però, anche i matti, infondo sono uomini. La sua confusione mentale aveva un nome e cognome. Si insomma, mi chiedo: perchè montare tutta sta pantomima? Non era più semplice dire la verità:”Mi sono innamorato di un’altra”.

Così finì una storia. Per riprendermi vado a Barcellona.

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