Il concorso in Polizia

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14/7/2010

Ho sentito “ ‘sto mondo e quell’altro” sono pronta ho deciso:

Guardia ha da esse e guardia sia.

Ho scomodato i tarocchi per mostrare il mio stato d'animo

Ho scomodato i tarocchi per mostrare il mio stato d’animo

La mattina sveglia alle 6:00 alzabandiera, inno nazionale, saluto al presidente.

Marcia fino al bar, colazione e poi, mi metto a prendere il sole. La divisa blu non si intona con i colori troppo chiari.

Come ho fatto a ridurmi così? Cerchiamo di capirlo.

 

La prima a sinistra. ANche se in questa foto quasi anch'io posso sembrare "normale"

Cugine. Quale sarà? Anche se in questa foto quasi anch’io posso sembrare “normale”

Francesca, si forse fin dall’inizio è sempre stata inconsapevolmente, inconsciamente, irresponsabilmente colpa sua. Mia cugina Francesca.

Brava, posata, bella, maledettamente bella e intelligente. La Prima nipote tra quattro sorelle femmine. La prima nipote fra quattro zie. La prima, e le prime si sa, sono sempre le prime. E questo segno’ anche il mio destino.

 

Mio nonno con due delle sue 4 figlie. Quale sia mia madre è ben evidente

Mio nonno con due delle sue 4 figlie. Quale sia mia madre è ben evidente. Visto che sembra che io le abbia staccato la testa, così a detta di tutti.

Lei la prima e lei l’inizio di tutte le “frasi-consiglio di mia madre”. Francesca era sempre brava e bella, bella e brava. Sempre?Proprio sempre?

E te lì col punto interrogativo in testa, a pensare, ma sarà vero?
Il dubbio però restava e la piccola bimba competitiva e egocentrica, quale sono sempre stata, cercava di eguagliare tutti quei miti.

Dalle medie cominciarono i miei primi accenni di crisi isterica, ma solo pochi cominciarono a rendersene conto. Cominciavo a perdere i colpi.

Ma Io, la bambina brava, buona e bella (incredibilmente bella) crescevo…perdendo le mie tre B e acquistando le due T.

A 13 anni la Grande Scelta.

Francesca ha preso ragioneria, prendila anche tu.
Lì ci fu la prima ribellione: No I-O faccio lo scientifico.
Io voglio andare all’Università. Prendo medicina per specializzarmi in pediatria. Così imparai che se ne dicono di stronzate da piccoli.

Tra Francesca e mia madre, arrivai all’Università e alla mia Laurea.

E così, in barba a mia cugina e a mia madre, ma soprattutto in barba a me stessa ( anche se lo capii solo molti anni dopo), presi scienze politiche e mi laureai col mio bel 106/110.

Non ebbi tempo per riflettere su cosa volessi fare dopo. Mentre stavo festeggiando la mia laurea tra una bottiglia di Prosecco e una birra Peroni mi arrivò la chiamata: gli auguri e come regalo un lavoro di Segreteria Politica. Così per un po’ si fermò il paragone con mia cugina, ma non per molto.

Presto il lavoro in Regione terminò e bisognava veramente decidere “Cosa fare da grandi”.

 

Una di quelle foto che non ha bisogno di spiegazioni.

Una di quelle foto che non ha bisogno di spiegazioni.

Quando sei disperato fai di tutto. Digiti “lavora con noi” su google, poi vedi sulla GU la sezione Concorsi e sperimenti tutto quello che ti capita davanti. Quel mese l’annuncio era come Commissario. Perchè no? Mi piaceva l’idea di dire “Vannozzi sono“, stroppiando la battuta del più celebre Montalbano. Mi ci vedo con la divisa, ma soprattutto mi ci vedo ad impugnare un’arma.

Presa la decisione bisogna compiere il primo passo: consegnare la richiesta a Via Statilia 30. Affrontare la caserma. Non ho molte scelte. Chi mi vede può pensare:

a) E’ un’infiltrata

b) E’ una pazza

c) E’ una pazza infiltrata

Non può essere altrimenti. Mi siedo lì di fronte prima di entrare. Finisco il mio gelato. Senza rendermene conto goccia a goccia finisce tutto sulla mia maglia. Bene. Entrerò anche con la maglia sporca. Ancora il tempo di un’ultima sigaretta. Poi vado a consegnarmi alla giustizia. La sensazione più o meno è quella. Entro. Non mi piacciono questi posti.

Con le birkenstock come poliziotto non sarei stata credibile manco tra i miei amatissimi crucchi.

Con le birkenstock come poliziotto non sarei stata credibile manco tra i miei amatissimi crucchi.

La tipa all’ingresso mi controlla il documento. Mi guarda incredula. Le sorrido. Vorrei aggiungere al mio “Buongiorno” anche un “Signora Guardia, neanch’io so che cosa ci faccio qui. Anch’io come lei per me prego di non riuscire a passare. Anch’io come lei tremo all’idea che un giorno io possa ricevere degli ordini qui dentro, ma soprattutto temo all’idea di doverli dare io gli ordini. O mia cara, ma se dovesse essere che lo supero, che cosa le racconto?”.

Fortunatamente mi liquida subito e mi invita a salire le scale e a raggiungere l’ufficio che sta all’inizio del corridoio a sinistra.

Non mi piacciono questi posti mi fanno paura. Salgo le scale piano piano. Rasente il muro. Mi guardo intorno. Qualcuno scende dalle scale e mi chiede se va tutto bene. Mi domando il perchè di questo interesse. Forse perchè sto salendo le scale più lentamente di un bradipo? Forse perchè i miei pantaloni sono calati e lenti e del tutto poco consoni a questo posto ( mi sono vestita pietosamente). Forse perchè ho due macchie di gelato di un bel color marrone che risaltano sulla mia maglia e che con destrezza riesco a mascherare contorcendoci sopra spalle e braccia?Ancora qualche gradino.

Chi va l’ha? Chi c’è dietro l’angolo. Sto attenta. Sudo. Del resto stiamo a luglio al centro di Roma non puoi farne proprio a meno di sudare. Mi rendo però conto che qui dentro, nonostante queste spesse mura riescano a tenere fresco, io sudo e tremo.
Sento scendere qualcuno dalle scale, parlano, ridono, parlano. Il Primo Ministro e la sua politica, ci scherzano su, non ci credo, anche qui c’è qualche ribelle.

Presto torno alla mia realtà.

Lo sto per fare. Mi guardo allo specchio prima di entrare. Purtroppo l’unico specchio disponibile è quello di un quadro e di un soldato a cavallo. Provo a specchiarmi domandandomi ancora: “Sei convinta?“. Mi autoipnotizzo e mi ubbidisco. Entro nella stanza. Un poliziotto piuttosto giovano mi da il modulo da riempire. Non è difficile. Nome, cognome… Esco. Mi poggio un attimo su questo tavolo di marmo. Completo.

Lo riporto dentro. Niente, ho sbagliato. Chiedo scusa, entro. Questa volta lo consegno al tipo che mi guarda e sorride ho sbagliato di nuovo. Signorina lei femmina è. Perchè ha segnato masculo? Esco mi incollo il portone che sbatte forte dietro di me. Nel corridoio cerco di farmi piacere quel posto, quei quadri, quei visi, li affronto, non ci riesco. Mi si stringe il cuore, sono persa e non so che fare, sto vagando in me e nel mio mondo, ma non trovo nulla.

Cerco risposte e trovo fogli e domande inutili. Le farò tutte, sapendo che non vorrei mai che siano la mia strada. 

Riconsegno il foglio. Mi guarda, tremo, cos’ho fatto questa volta? Nulla, glielo lascio e me ne vado.

Fa caldo, per strada ancora fa caldo. Cammino. Forse questa non sarà la mia strada, ma intanto il mio passo l’ho fatto, sbagliato, inutile, ho camminato.

Passo davanti a Via tasso, penso a ieri, penso ai partigiani, li ringrazio ancora per quello che hanno fatto cammino e penso.

 

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