La crisi dello Zero. 30 anni

15/11/2010

IMG_5adea6d542950ad406c38ba87cf8c208

A volte è questione di numeri e lo Zero è il mio. Mi perseguita ogni qualvolta si raggiunge la cifra tonda. La mia è la crisi dell’anno 0. Nasco nel 1980 l’anno tondo. E come molte cose tonde, anch’io rimbalzo e mi posso rompere, anzi il più delle volte più che altro rompo.

Quel tragico 1980

E’ l’anno della strage di Ustica, della morte di Bachelet (assassinato in quella che un giorno sarebbe diventata la mia università).

E’ l’anno della strage di Bologna, del terremoto in Irpinia e del tentativo fallito di Carter di liberare gli ostaggi nell’ambasciata di Teheran. E’ pure l’anno del concertone di Bob Marley a Milano, chissà se il fumo passivo di quel concerto colpì anche me che stavo nella pancia e la Santa Pasqua nel 1980 cadde di 6 Aprile.

Tra tutte queste tragedie per alcuni la più preoccupante e catastrofica, soprattutto perché ebbe grosse conseguenze a venire, sembra debba collocarsi intorno alla metà di Novembre.

L’infausto evento è dai molti attribuito lì in un Paesino dei Castelli romani dove d’Ottobre le fontane danno vino, ma di novembre gli Ospedali danno Deficienti…e nacqui io.

15 Novembre 1980

Ero ancora “single” in casa

27264_1405415937043_1785035_n

Sembra che questa sia una delle poche foto in cui ancora mi si ricorda carina ( 8 anni e 1/2, ancora non 10)

I miei mi avevano cercato tanto, arrivai dopo così lunga attesa. Mi volevano, mi desideravano, ero il risultato di tanti sacrifici. Si sono impegnati tanto e sono uscita fuori così. Pensa se fossi venuta per caso magari uscivo meglio, chissà. I primi anni della mia vita furono belli, ero brava e rispettosa, una bella bambina ordinata e giudiziosa. Sapevo anche sorridere ed ero piena di fantasia. Ero la più bella bimba della famiglia, forse perché ancora l’unica. Avevo molte amichette, c’è chi ha imparato a camminare per venirmi a tirare i capelli e togliermi i giochi. Chi mi usava come alter ego femminile, e chi mi umiliava in quanto perenne piscia-sotto.

11134047_10206242741169078_7403815232270597052_o

Ancora bella e brava, brava e bella e stranamente sorridente. Forse Snoopy aveva questo effetto. Cosa ci mettesse mia madre nelle sue orecchie visto che mi calmavo passandomele sotto al naso, ancora rimane un mistero.

15 Novembre 1990- La prima crsi

A 10 anni mi resi conto che ero brutta per davvero. Avevo due sorelle più piccole e aumentavano i termini di paragone. Non bastava più essere solo giudiziose bisognava anche essere belle e snelle. Io ero brutta e cicciona, fu il mio futuro. Avere due sorelle è il trauma dell’età infantile. Specie se per vivere devi condividere tutto. La stanza, il letto, i giochi, la voglia perenne di tua madre di farti prendere tutte le malattie infantili esistenti al mondo. Io e i miei anticorpi però eravamo infallibili.

Provai a contrattare due sorelle in cambio di due bambole. Lo feci con tutte le mie amiche “figlie-uniche”, che continuavo costantemente a invidiare, forse se a quei tempi ci fosse stato internet sarebbe stato più facile. Magari avrei messo un annuncio su facebook. A 10 anni era dura accettare di non essere più sole, ma ti hanno obbligato all’ergastolo in tre.

Dalla faccia qui si doveva cominciare a intravedere il "mostro" che c'è in me

Dalla faccia qui si doveva cominciare a intravedere il “mostro” che c’è in me. Dalle labbra stava per uscire sicuramente qualche “polemica”.

Le mie prime fughe per la libertà.

I viaggi dalla DDR in confronto ai miei erano bazzecole. Provai a chiudermi dentro un portabagagli, nel cestino della spesa, mi mimetizzai dietro un sedile della macchina, provai anche ad abbandonarmi alla COIN, ma mai ci riuscii.

Non so se scappassi da me stessa o dai tagli che mi faceva il parrucchiere di mia madre

Non so se scappassi da me stessa o dai tagli che mi faceva il parrucchiere di mia madre

Provai anche la fuga in solitario. Presi un plaid e una scopa e armai il mio viaggio verso l’indipendenza e la vita clandestina che poi altro non era se non la punta della strada.

Andare in giro con una bicicletta, snoopy nel cestino e una scopa con un fagotto non era facile da organizzare. Però lo trovavo così coreografico, anche se non ho mai capito dove avessi l’intenzione di andare visto che alla fine della strada di casa mia c’era il raccordo. (E rimase anche la mia aspirazione per tanto altro tempo a venire).

Ero strana, anzi alla luce dei fatti successivi, posso senza dubbio affermare…sono sempre stata un po’ strana.

Ero io il Problema di me stessa

Brutta e grassa, sensibilmente grassa, e pure un po’ antipatica, ero ormai l’unica destinataria dei palloni da calcio che volavano…fondamentalmente sempre sul mio naso, ma a quei tempi avevo una fan, la mia unica fan, quella dalla quale riuscivo sempre ad ottenere asilo.

Venne poi il 2000.

Cifra completamente tonda, come le mie tette, che erano sensibilmente cresciute. Non stavano più nascoste sotto gonfi maglioni. Non avevo più molti problemi con gli uomini e capii che con le tette grandi puoi anche essere brutta. Meglio una brutta con le tette grandi che una brutta senza tette (amare consolazioni di Bimba).

Avevo scoperto le canne, nonostante da sola non le riuscissi a girare. Avevo capito che c’è anche il “fumo” che riesce a stare nella carta stagnola e non solo quello delle sigarette.

Pessima. La soddisfazione più grande dei 30 anni è stata smettere di fumare

Pessima. La soddisfazione più grande dei 30 anni è stata smettere di fumare

Avevo scoperto anche tutti i piaceri dell’alcool e del sesso. Belli i 20. Continuavo ad organizzare anche i miei viaggi fuga. Ormai, giravo con uno zainetto sulle spalle dove dentro potevi trovare dai libri alle mutande. Sapevo quando uscivo di casa, ma avevo sempre i dubbi sulla possibilità di tornarci. Così mi organizzavo, spazzolino, mutande, lenti a contatto e un cambio elegante…per qualsiasi evenienza mica ci si può far cogliere impreparati!

Pace & Amore

Pace – Amore e Faccia Tosta

Cominciavo ad appassionarmi sempre più alla politica, mentre si alzava la canzone popolare. Il credere negli ideali e nei valori della sinistra era diventata la ragione del mio agire. Il popolo, i lavoratori, il Che e Berlinguer.

Scoprire persone fantastiche che te li insegnavano e te li mostravano nella loro pratica quotidiana, nella loro pratica quotidianità.

Non sono ancora riuscita a capire se ero più ingenua io, o diversi loro.

Si trascorrevano le giornate a parlare, a lavorare, riunioni e discussioni. E io a fantasticare che un giorno magari anch’io c’avrei capito qualcosa in più.

Erano gli anni della mia presa di coscienza. Frequentavo sempre più i centri sociali e ascoltavo la musica reggae. Rifiutavo il panino di Mac (anche perchè a quei tempi non mangiavo carne) e boicottavo le Nike.

Il muro di Berlino. La passione per la Germania è stata la causa di una delle mie prime fughe reali

Il muro di Berlino. La passione per la Germania è stata la causa di una delle mie prime fughe reali

Un po’ NoGlobal, un po’ DS. Così amavo definirmi. Io ero una DS nell’anima. E manifestavo anche se in quei cortei c’era gente che gridava “DS-SS”.

15 Novembre 2010. Tutto corre senza mai passare

Ora eccoci qui. Di nuovo nell’anno 0. L’anno dei mondiali in Sud-Africa e del PD. L’anno in cui ti rendi conto che persone che ti stimavano, non stimavano te, ma le tue tette (e rinasce il problema imperituro con le tette).

L’anno in cui tutti non fanno altro che parlare di noi. Dei trentenni di oggi e della disoccupazione (anche se purtroppo non si parla ancora abbastanza del problema delle mie tette).

Eccoci noi trentenni di oggi. Renderci conto che siamo cresciuti, ma neanche così tanto. Segretaria di Sezione di un partito che non c’è. Un tempo mi sarei commossa tutti i giorni al sol pensiero di poter ricoprire un incarico così prestigioso. Ora invece? Ora piango tutti i giorni perché ricopro quell’incarico che non so più manco io cos’è.

Ci sono i catto-comunisti e i fashionComunisti

Ci sono i catto-comunisti e i fashionComunisti

Se potessi riavere la politica come allora, tornerei ad essere la bambina di allora. Anche se solo in parte non lo sono più. Eccomi qui ad affrontare l’eterna lotta con me stessa e con il mio fisico, che non supererò mai.

La continua lotta con me e i miei sensi di colpa. La continua ricerca della volontà del fare.

Renderti conto che il problema non è portare a termine un compito o realizzare un obiettivo. Il problema è individuare l’obiettivo. Il problema non è quello che sei, ma l’accettarsi per come si è.

Dopo anni e secoli forse questo ennesimo anno Zero mi ha portato la crisi della stella danzante. Io ho trovato me e soprattutto ho scoperto ciò che voglio. Se è difficile o impossibile realizzarlo, questo non mi interessa.

Ciò che più conta è sapere che il mio obiettivo è lì, e che ne invento sempre uno.

Ora tutto sta individuare la strada da percorrere e i passi da fare. Questa non sarà più la danza di un giovane ubriaco, questo sarà il ballo di una ballerina di flamenco. Testa alta e passione e la vita per me non fa più paura.

A trent’anni la mia strada l’ho trovata, e forse mi rendo sempre più conto che tutto quello che ho sempre fatto l’ho fatto proprio per arrivare QUI.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*