Una vacanza a Tenerife

16/2/2012

Che dire, ti sei sistemato, hai trovato casa.

Hai fatto la tua prima lezione universitaria, che è durata 30 minuti (essendo solo una presentazione) e 10 euro di biglietto ita y vuelta La Coruña – Santiago de Compostela. Bene, fatto tutto ciò, una vacanza ci sta tutta, è proprio meritata, e così zaino in spalla si prendono i biglietti e si parte: Tenerife ci aspetta.

La notte non si dorme. Mie sorelle non lo sanno che andiamo lì. Loro aspettano Mauro, il collega di papà all’aeroporto. E allora immagino tutte le possibili loro reazioni e il mio “Sorpresa”. Notte di merda, dormo di merda…Troppe cacchio di emozioni. La sveglia però puntuale suona, si scende dal letto e vestiti a cipolla, si va.

A Santiago, come piace tanto a Federico, dobbiamo stare vicini, vicini. Il freddo sotto quel garage di autobus, è tremendo. Ma fra qualche ora il sole benedetto ci attende, e allora non ci lamentiamo e saliamo sul pullmann. Ci vuole più tempo ad arrivare all’aeroporto che a volare da Santiago a Tenerife.

2 ore e mezza e a Tenerife Sud alle 14:30 scoppia l’inferno.

Mia sorella sembrava non mi vedesse da anni. Un aeroporto intero si è girato a guardarci, la gioia, le risa, le lacrime e i mortacci vostra volavano come pochi. Ancora oggi più ci ripenso e più mi commuovo. Bello, bello, bello e ancora bello. Un’emozione unica, la sorpresa è riuscita.

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Dopo qualche minuto appare anche l’altra sorella. Sicuramente meno sorpresa della prima, mi guarda e “ Ma Mauro?”. Bene ancora non ha capito che Mauro era tutta una scusa, prima o poi capirà.

Mia madre, da donna italiana ci aspetta alla finestra e pronta sul tavolo: la parmigiana. La cucina italiana. Las Americas, le sue luci, i suoi vecchi e i suoi malati. I suoi mille ristoranti. La Las Vegas europea, non ci convince, anche perchè ci riserva poco, molto poco sole. Non ci piacciono tutti quei turisti, questa Gardaland internazionale, spesso si trasforma in un grande, gigantesco villaggio vacanze. Solo hotel e importanti ristoranti.

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Bisogna mettere il musetto fuori per capirne la bellezza.

La bellezza di alberi millenari, di scogliere a picco sull’oceano, di prati rossi e marziani. Di rocce innaturali, di paesaggi irreali e incontaminati dove la natura mostra tutta la sua forza dirompente. Cacchio che bellezza. Un sogno ad occhi aperti che finisce quando rientri in città, dove il selvaggio lascia spazio ai selvaggi a rotelle e stampelle.

Sette giorni volano via così, incontrollati. Senza troppo sole ma con grandi sorrisi e con la voglia però di tornare, ancora più rilassata a quella che per ora è casa mia: La Coruña.

Odio i ritorni. Mi ero abituata a vivere di nuovo con mamma e papà e il mio erasmus per Santiago mi sembrava ormai una semplice gitarella. Invece no. Salutiamo tutti, a malincuore.

Il posto non ci faceva impazzire, ma per voi impazzirei tutte le sere.

Amo la mia famiglia sgangherata e tutti i suoi difetti.

Famiglia a Tenerife

All’aeroporto un bimbo, stupendo, di colore piange perchè vuole tornare da Sofia. Piango anch’io insieme a lui e più gli dico di smettere, più piango. Alla fine è lui a consolarmi e a regalarmi le sue caramelle. Lo ringrazio, lo saluto. Gli prometto che torneremo con Sofia e me ne salgo sul bus. Sogno un forno che non ho.

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