Il giorno del genio.

 

Immagine di Lorenzo Manetti.

Immagine di Lorphoto.tumblr.com

Il giorno del genio lo vivi quando fai quel qualcosa di stupido, ma così stupido che ti autoconvinci che non possa essere solo colpa tua.

La colpa é del destino.

Anche se, rileggendo la tua agenda personale ti rendi conto che forse la tua vita è piena di giorni del genio e allora pensi che il genio sia semplicemente diventato il tuo spirito guida.

E’ venerdì…Un venerdì…Sono le 17:00 e ho attaccato alle 8:30.

Il nostro fantastico lavoro, sempre ben retribuito, ci obbliga, alla fine del mese a consegnare dei fogli: i riepilogativi.

Con la mia amatissima super collega, che da qui in poi chiameremo Ilenia (nome di fantasia inventato per garantirne l’anonimato, infatti con la I non con la Y) andiamo a consegnare questi benedetti “fogli”.

Quando lavori in una scuola e devi stare ogni minuto con gli puntati su un bambino, senza distrarti nemmeno un secondo, ti rendi conto che a fine giornata il tuo unico obiettivo è solo quello di andartene a casa, stenderti sul divano e al massimo vedere le puntate della Signora in Giallo (che hai già visto per la quinta volta, quindi non hai bisogno di seguire la storia più di tanto…sai già come va a finire).

Invece no. Dobbiamo arrivare a Garbatella a consegnare “il tutto”. Me ne voglio annaaaaa…nun c’a faccio più (per i fautori dell’italiano corretto per forza significa: voglio andare a casa non ho più la forza di reggere tutto questo).

Mentre sto su, in amministrazione da giù mi chiama la mia collega dicendomi che la mia macchina è bloccata e non si apre più lo sportello.

Breve Excursus storico tra le mie co-proprietà:

La mia macchina é uno status symbol. Porta avanti la tradizione di famiglia.

La 127 verde:

fiat 127

Fu la prima che guidai, alla tenera età di 16 anni. Da perfetta borgatara mi ci divertivo sotto casa. Aveva un design unico e originale, oggi si direbbe “accattivanete”, nulla da invidiare alle moderne smart: aveva un solo sportello, quello del guidatore. L’altro si reggeva con un manico di scopa tenuto su da un pezzo di spago. Uno dei due sedili era del tutto ricostruito. Non so perché ma il rivestimento (quello marrone tipico appiccicaticcio da sole caldo romano) era stato tolto. Essendo però noi, comunque, una famiglia chic, c’avevamo messo sopra il plaid a scacchi verdi che faceva pandant con la carrozzeria. Chi non ha mai posseduto almeno una volta una macchina così? No voi che siete sempre vissuti al centro, non fate testo.

L’opel vectra

opel vectra

O una sottospecie, tanto amata da mia mamma, ma molto pericolosa per me a quei tempi. Erano gli anni del mio impegno sociale e il mio vestiario era un po’da zecca, come direbbe la mia cara amica. Non so se fosse per i turbanti che usavo per reggermi i capelli o quella macchina sempre un po’ losca, fatto sta che mi fermavano sempre le guardie. Una volta chiesi il perché dei continui controlli. Mi dissero che cercavano un sospettato di omicidio. Smisi di usarla. Tornai a condividere la saponetta con mia sorella più piccola.

La 500 saponetta

La 500

La saponetta. Una 500 color celeste saponetta, appunto da qui il nome. Molti erano i pregi di quella macchina: Talmente tanto unica che al parcheggio non avevi difficoltà a ritrovarla. Talmente tanto inquietante quel colore che le guardie tentennavano al fermarti. La risposta più ingenua che mi diedero fu: “ Se hai scelto di comprarti questo colore non stai tanto bene e noi temiamo di aver a che fare con una soggetta un po’ squilibrata. Affrontare gli squilibrati quando devi fare degli accertamenti mica é facile”. Grazie compagna di mille viaggi ti sarò sempre grata per questo.

Così dopo una breve parentesi con una macchina nuova di zecca che era più sfigata di me, arrivò il momento della Lupo in comproprietà. Torniamo così alla nostra storia…abbandonata davanti ai secchioni di una strada non troppo isolata della Garbatella troviamo la mia “Lupo Nera”…apparentemente molto aggressive, così tanto aggressive che ogni tanto qualche ragazzotto simpatico di Dragona ama staccargli qualche pezzetto.

Nonostante sia l’auto che condivido con Furio, la guido e uso prevalentemente io e così è a mia immagine e somiglianza: grassa e rozza…anche se ogni tanto finge di tirarsi a nuovo.

Ma soprattutto, proprio come la padrona, ogni tanto…si chiude in sé stessa, isolandosi dal mondo esterno.

Nel venerdì della nostra storia è riuscita a compiere questo gesto (ho testimoni e posso dimostrarvelo) in sua completa autonomia…lasciando anche le chiavi direttamente inserite nel quadro.

E’ bastato solo che lo sportello lentamente si richiudesse alle mie spalle che lei mi ha guardato…ha ammiccato con lo sguardo tramite la freccia(che essendo penzoloni si mette e si toglie da sola, anche quella a sua discrezione) e si è “auto-chiusa”. Ha inserito la chiusura centralizzata, di cui solo in questo momento ho scoperto l’esistenza.

Voi tutti sapete che sono un’educatrice, quel che non sapete è che la mia collega è una psicologa, anche se ancora non ha superato l’esame di stato.

Quando sono scesa la scena che mi sono trovata di fronte è stata più o meno quella tipica della sala di Freud. La mia macchina che accendeva e spegnava la freccia, del tutto autonomamente e la mia cara, carissima collega che, con sigaretta in mano l’analizzava…con lo sguardo.

La donna spocchiosa che è sempre dentro di me (una delle tante personalità eccentriche che vivono nel mio corpo, da qui anche la grandezza sempre fuori misura del mio Essere Tutto) pensa “Ah Ilé mannaggia a te, ce voi fa pure la psicologa. Sei proprio rincoglionita. Lo sportello si apre, devi solo fare un po’ di forza. Devi trovare il suo punto debole e fare leva su quello. Due moine e passa tutto”.

Mentre penso questo guardando la mia povera collega con il solito mio ghigno maligno. L’altra me, quella insicura e sempre mortificata rimane con la mano ferma sulla chiusura.

Effettivamente lo sportello non si apre.

Il ghigno si trasforma in incredulità e l’altra Arianna, la solita, quella scema viene fuori. Guarda la collega l’abbraccia, le sorride e le dice “Siamo nella merda e tu sei con me”.

Osservazioni:

La mia amica-collega, ogni volta che scende dalla mia macchina lascia il finestrino aperto. Sia che piove sia che c’è il sole. Obbligandomi a rocambolesche manovre per richiuderlo appena scende. No. Quel giorno no. Lo aveva tirato su. Tutto.

Comincia allora la mia fase:

4 minuti di lucidità 3 ore di panico.

Questo significa che, in 4 minuti o mi viene un’idea brillante in merito o nelle successive 3 ore qualsiasi decisione a venire sarà una gran stronzata e sarebbe meglio non considerarla.

Ed infatti è proprio quel che succederà dopo.

PRIMO MINUTO DI LUCIDITA’

Prima idea: chiamare Federico. Idea sbagliata. Non sa che fare e in questo momento non mi può dar retta più di tanto perchè sta studiando gli schemi per la formazione (per chi non ha un ragazzo – calciatore- dirigente da tastiera- fissato con le scommesse: fare la formazione vuol dire presentare la formazione del fantacalcio, per partite immaginarie alle quali parteciperanno con i loro giocatori immaginari. L’unica cosa reale sono i soldi che scommettono e se vincono poi alla fine non ti va neanche troppo male).

SECONDO MINUTO DI LUCIDITA’

Provo, nel vano impossibile tentativo di contattare mio padre che, magari, non si sa per qual rara conformazione spazio temporale si trova vicino ad un wi-fi e può rispondermi su whatsapp. Ovviamente tentativo fallito. Perchè sperare nella fortuna in questi giorni di sfiga nera.

TERZO MINUTO DI LUCIDITA’ CHE SI TRASFORMA PRESTO ANCHE NEL QUARTO E ULTIMO.

Mi avvio verso quella che mi sembra un’autofficina cercando di spiegare a questi signori che vivono qui dentro quel che è successo. La mia camminata è talmente rassegnata che i minuti si trasformano in 4-5 e perdo completamente la mia lucidità.

Spiego loro tutto e mi vengono a dare una mano.

Quel che succede e i personaggi che si susseguono meritano un paragrafo ognuno, anche se il leitmotiv è sempre lo stesso:

E’ una macchina tedesca, e questa quanno la apri!”

Capirai…sai rompe il vetro poi quanto te ricosta rimettelo? Te conviene rifatte la macchina nuova”

Hai già provato ad aprire tutti gli sportelli? Anche il portabagagli?”

LA SIGNORA AFFACCIATA ALLA FINESTRA.

Lei è la prima che voglio descrivere. Forse perchè è quella più connessa a quest’ultima osservazione. Comunque lei, appoggiata alla ringhiera del suo balcone. È rimasta così, ferma immobile, solo muovendo la testa nel seguire le facce di quelli che pian piano si avvicinavano o si susseguivano vicino alla mia macchina. Lei in vestaglia rosa e cinta bianca e capelli alla “Nonna Laura” dopo la messa in piega… ( Nonna Laura era mia nonna, ma tutti noi abbiamo una Nonna Laura post parrucchiere).

Lei è stata lì. Sembrava le vecchine che stavano ai balconi sulle vie del centro quando passavi con le manifestazioni studentesche, quelle a cui puntalemente cantavi “Scendi giù scendi giù manifesta pure tu”… ( che se sei stato almeno ad una manifestazione nella tua vita non hai potuto leggere questo pezzetto senza canticchiarlo e senza alzare il braccio). Lei lì affacciata al balcone impassibile, lei che sta a Garbatella, non alle vie del centro. Lei alla fine di tutta la giostra all’ennesima persona che si avvicina alla mia Lupo fa: “A Signorì mio arriva ‘n’antro fenomeno e prova a riaprirle il portabagagli”.

L’unico sorriso di tutta una giornata.

IL PROPRIETARIO DELL’OFFICINA

Un signore piuttosto buonario. Viene con una specie di cacciavite gigante. Lo inserisce nella serratura e prova a forzare. Su e giù per un po’. Nulla. Poi sempre più forte. Alla fine, mi guarda e mi fa “E’ spatinato. Ora la chiave non c’entra più mi dispiace. Lo sai che ce vorrebbe? Un ladro. E si guarda intorno come a cercarne uno.” Eh si signo. Sti cacchio de ladri quando li cerchi non se trovano mai.

I VIGILI

Loro meriterebbero un capitolo a parte.

Cercherò di sintetizzare la storia.

Sono due: uno giovane e rincoglionito…del tutto e uno vecchio…abbastanza sveglio. Arrivano perchè vedono uno strano via vai vicino alla mia macchina. Si fermano: “Immaginiamo che non la stiate rubando…ma non se sa mai”.

Per tutto il tempo che restano vicino alla mia macchina fanno multe a chiunque passava. Anche alla bambina nel passeggino che mangiava il gelato. L’hanno multata perchè cioccolato e limone non stanno bene insieme ( e forse qui tutti i torti non ce l’avevano).

Quando sono riuscita a riappropriarmi della mia macchina mi hanno chiesto i documenti, insistendo sull’assicurazione, anche se continuavano a ripetermi “anche se dai controlli fatti, abbiamo già verificato che è assicurata”. Infine in tutto questo il tipo più sveglio chiama il meccanico di sua fiducia che arriva lì…senza casco…apre la macchina, risolve il problema e poi, davanti al vigile senza troppi giri di parole mi chiede “30Euro” tutto…ovviamente senza ricevuta…e il vigilotto stringe la mano e io…ringrazio.

Vigili!!!

L’ELETTRICISTA PROBABILE FURFANTE

Mentre mille persone passano di lì e danno consigli, un signore anziano in bicicletta si avvicina. Vede la scena, rimane in silenzio. Va via, torna con uno strano aggeggio. Lo riconosco, ce l’ha anche mio padre. Serve per prendere i cavi elettrici…oppure per fare le operazioni in ospedale. Molto gentilmente è andato a casa l’ha preso e l’ha portato. Sperando che possa servire. Il vigile, quello giovane, lo guarda perplesso…si insospettisce…vuole chiedere le sue generalità e schedarlo, guarda il suo collega e gli fa “Gli chiediamo i documenti? Chissà chi è quello? E cosa ci farà con quell’attrezzo?”. Rimango di stucco. Questo poveretto per fare una cosa gentile stava per passare i guai. Poi ci stupiamo se non c’è senso civico.

LA FRASE CHE RACCHIUDE IL GENIO DELLA GIORNATA

Io pure ho una Lupo. Tieni queste sono le chiavi. Vedi se aprono anche la tua.

Queste sono le persone che ti fanno pensare Evviva Roma, Evviva la Vita. Evviva la gente che non sta bene. Non sono io che sono Strana. Siamo tutti Noi che siamo così.

Consegnare i foglio firma mi è costato: 30 euro di fantameccanico. 110 di blocchetto e, mentre stavo sulla via del mare chiamo mio cugino. La conversazione è stata più o meno così:

Cugino: “Allora? Hai risolto?”

Io: “Si mi hanno rotto il blocchetto. Ora posso entrare solo dall’altra parte, ma è tutto ok.”

Cugino: “Ah!Va bè “ ( un Vannozzi. I Vannozzi maschi sono uomini di poche parole)

Io:” Va bè, almeno non ho dovuto rompere il vetro. Altrimenti dicevano che mi sarebbe costato un botto”.

Cugino: “Eh si…io l’ho cambiato la settimana fa. 4O euro dallo sfascia carrozze”.

Io: “Ah…mortacci loro…M’avevano detto che costava sulle 400”

Cugino: “Va bè. Ciao”…Tu tu tu tu tu tu tu tu tu…

Cugino poche parole. Oltre al danno la beffa. Giorno del genio. Ciao.

Lavorare per la gloria.

 

 

 

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