L’ultimo comunista

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Questa che ci stiamo per lasciare alle spalle e, permettetemi di dire: che ci stiamo per togliere dalle palle, è una campagna elettorale strana, unica nel suo genere.


Ma no, ma che me frega a me dei 4-5 Stelle, o del calo del PD. C’è da stupirsi dell’una o dell’altro aspetto? In fondo non è sempre la stessa storia?

Crollo dei consensi del grande partito di massa, ma che comunque sta sempre là, perchè in fondo Renzi ha fatto il suo gioco e ha ricreato il “partitone di Centro”, e l’italiano medio, temerario come un coniglio di fronte a un gatto, vota e voterà sempre il più moderato. E dall’altra il giovane rivoluzionario…l’antipartito.

Quello che grida “Roma Ladrona, andremo giù e non ci faremo corrompere perchè noi ce l’abbiamo duro”, ah no scusa, quelli erano quelli del nord.

Quelli che gridano “Noi siamo per l’anticorruzione e bastoneremo tutti perchè noi siamo i giudici di Tangentopoli”, ah no scusate, mea culpa quello era l’Idv.

Poi ci furono i rottamatori, che adesso sono i rottamati e poi nel mezzo ricordo anche la corrente dei “movimenti, girotondi, tute bianche…che non si sarebbero istituzionalizzati e poi sedevano lì tra i banchi braccio a braccio con i partiti, governando dove possibile, perchè in fondo se vuoi cambiare devi governare”. Erano gli stessi che ti deridevano perchè anche tu lo sostenevi: “Per attuare il cambiamento devi governare”.

Ed ora, scusate ma non ho una memoria eccellente, ricordo solo le incongruenze e in ormai quasi 20 anni di esperienza politica varia e a vari livelli negli ultimi anni solo grande spettatrice (manco troppo coinvolta) mi sono fatta un’idea assai vaga.

Quindi non mi stupisce niente di queste che chiamano “Rivoluzioni”…sarà il tempo a mostrarci i torti e le grandi ragioni.

Intanto il Pd, crollato ovunque sta ancora lì…il partito di centro, quello che “spaventa meno”. Quello che ti può deludere, derubare, che si può accordare con i poteri forti, con la mafia, con te stesso, perchè in fondo diciamolo, siamo tutti un po’ feccia di questa società, così come siamo tutti possibili artefici di un futuro grande cambiamento.

Quindi aldilà di questa analisi, farneticante, ma ahimè piuttosto realistica, vi posso dire che l’unica differenza di questa campagna elettorale è stata non poterne discutere…con mio nonno.
Allora lo dico qui, lo scrivo quello che gli avrei voluto raccontare.

  • Nonnooooo
  • Oooohhhh… Bella dimme
  • Che stavi a fa?
  • E che stavo a fa? Le parole crociate sul balcone, con sta bella giornata, te l’avevo detto che era più vicina l’estate che l’inverno.
  • C’hai ragione. Lo sai che sono stata ai seggi?
  • Ah si. Brava.
  • Eh si. Sono stata bene. Ho fatto il voto disgiunto.
  • Ah si. Bene
  • Si. Sono stata lì e ho incontrato l’ultimo comunista.
  • Chi?
  • L’ultimo comunista. Nonno c’è un mio amico che è l’ultimo comunista.
  • Ah si e perchè?
  • Perchè ne ho fatta tanta di politica nella mia vita e li so riconoscere da lontano, i comunisti. Quelli veri. Quelli che cacciavano i preti dalle stalle col forcone. Quelli delle storie raccontate sui monti. Quelli che presero il fucile e se ne scapparono per combattere. Quelli che vogliono farci credere che “erano come gli altri”, ma che “come gli altri non lo sono mai stati”.Quelli che erano orgogliosi del loro partito perchè gli aveva dato tanto. Gli aveva dato l’istruzione e la capacità di ragionare, non li aveva comprati con la pagnotta, ma con la ragione e il raziocinio.
    Quelli che erano furbi, ci sapevano fare, erano forse anche un po’ silenziosi. Forse anche troppo silenziosi, ma i leader, si sa, sono solitari.
    Quelli che a Padova hanno parlato fino all’ultimo, fino a quando il malore non li ha lacerati, perché era loro dovere.
    Quelli che mi hanno sempre accompagnato nei momenti bui.Quelli che mi hanno spinto a fare tutto quello che ho fatto per tanti anni, senza mai pentirmene. Sono stati gli stessi che mi hanno fermato, non potevo tradirli. Quando ho capito che li stavo tradendo, mi sono fermata, nonno. Sapevi che non l’avrei mai traditi. Quelli lì nonno. Quelli lì. Da qualche parte ci sono ancora.
  • Si.
  • Poi c’è il ragazzo che abbiamo votato noi, l’amico di Federico: Giovanni. Lui non è comunista, ma è quello che abbiamo votato. Lui non è comunista, ma ha combattuto le battaglie con la sua faccia, anche per gli altri. Lui non è comunista, ma ha fatto le sue lotte, anche generazionali, per essere libero da ogni vincolo. Lui non è comunista, ma ha fatto la sua campagna elettorale prendendo le pizze e gli insulti alzando su le maniche e cominciando a parlare, uno a uno. Lui non è comunista, ma l’ho votato perchè in fondo qualche retaggio di vecchio comunista anche in lui l’ho ritrovato.

Ciao Nonno, vado a lavoro.

 

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