A un Vannozzi

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E’ il sapore della cioccolata svizzera.

E’ il calore di un caminetto acceso, così intenso da far invidia a tutti.

E’ l’emozione di una stufa calda dove con la legna si cuoce il cenone di natale.

E’ una casa fatta con la pasta da nipotine lontane.

E’ una cavalla nel bosco.

E’ un cappello da muratore.

E’ una N80 tra dita vissute, mentre ti guarda e la porta alla bocca.

E’ un uomo, un Vannozzi seduto su una sedia, comoda,

dalla parte sinistra di un camino di fronte alla legna.

E’ l’odore intenso delle case di montagna, il fuoco caldo e il sapore aspro della sigaretta.

E’ una sigaretta rullata in gesto di sfida, le sue, troppe volte migliori delle mie.

E’ l’emozione di un racconto passato con l’energia di un forte presente.

E’ una vita raccontata, vissuta, ascoltata, percepita nei campi.

E’ il piacere delle cose semplici e del vivere mai scontato, di un passo che viene dallo sgabuzzino dove il vino si mischia con l’aranciata e l’acqua

é fredda e viene sempre dalla fonte.

E’ un cammino verso il silenzio.

E’ una gita nel verde e uno sguardo sereno.

E’ la storia di un percorso che porta a Roma per dar da mangiare alle bestie.

E’ il ritorno di un uomo dalla prigionia e dalla guerra che,

come Ulisse viene riconosciuto solo dal cane.

E’ una fotografia in bianco e nero appesa sulle scale che ritrae una coppia che,

durerà per sempre.

E’ il sapore di patate novelle cotte alla brace che aspettavi

un anno intero per andarle a mangiare.

E’ lo sguardo privo di pregiudizio di fronte ad un’adolescente

piena di piercing che ti vuole ascoltare.

E’ il ricordo di un nonno paterno che non hai mai conosciuto bene.

E’ una continua vacanza dove il tempo si ferma mentre fuori tutto intorno corre veloce.

E’ il protagonista di tanti miei racconti.

E’ un rimprovero a Raglio, forse l’unica bestia che non aveva cresciuto.

E’ il pensiero di casa nei freddi pomeriggi d’inverno.

E’ il ricordo di una bambina, il mito di una adolescente

e le lacrime di una donna ormai adulta che lo ricorderà sempre così.

Un pensiero su “A un Vannozzi

  1. carissime…..si, è lui…..lo consociuto cosi anch’io……e mentro leggo sento anche lei, la donna accanto a lui per sempre. credo che sia una cosa indimenticabile per noi tutti che abbiamo avuto la fortuna, di snetire e vivere la vita per come loro c’e l’hanno fatta conoscere. Anch’io lo sento ancora quel focarello, che da invidia a tutti, ed anch’io aspettavo un’anno per mangiare quelle patate novelle, e che risate ci facevamo a Natale, quando io ignorante ho chiesto (una volta sola!!!!) di cucinarem queste patate. Ho riconosciuto solo allora la mia ignoranza, non esistono patate a Natale, sono finite, aspettiamo la primavera. Va bene, sono d’accordo….. grazie per impararmi questa lezione. Una lezione che ancora oggi porta i suoi frutti nella mia vita, e con questi frutti loro tuti e due appariscono in cosi forte realtà come se vivessero ancora. Il fuoco è spento da anni, e le patate, quelle patate non esistono più, anche quel odore di aspro tabacco non l’ho più mai più sentito in nessuno, però c’è un eternità qui, ed una gratitudine, che oltrepassa ogni assenza, ed è questo che leggendo questa poesia so, che ognuno che la legge ed ha conosciuto questo Vannozzi, viene inevitabilmente portato a questa verità che batte ora come un cuore vivente…….bum bum bum…grazie suoceri miei, l’amore non finisce mai, libera ed ci rende cosi grati e ricchi.

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