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Tanti, ma tanti anni fa, scrissi una storia dal titolo

“Diario emotivo di un’aspirante qualcosa”.

A distanza di 10 anni l’ho riletta. Era il 2006. Ancora mi dovevo laureare. Ero solo una attivista politica, iscritta all’Università. Erano gli anni della mia grande passione per il tedesco, e non la lingua, ma il mio Professore frikkettone. Un giorno proprio dopo una sua lezione tornai a casa e iniziai a scrivere.

Per un attimo, ho creduto che quel giorno, con un racconto, fossi riuscita a prevedere tutta la mia vita, o almeno quella che sarebbe stata la mia vita da lì a 10 anni.

La laurea in Scienze Politiche, il lavoro in Regione, la Partenza per il Mae-Crui.

Lentamente, quelle parole messe lì stavano prendendo vita. Poi hanno inciampato in qualcosa e hanno preso un’altra direzione, o forse hanno continuato a seguire la strada di sempre senza mai raggiungere il vero obiettivo. Sono seguiti gli anni di altre scelte, la disoccupazione, l’abbandono dell’impegno politico, la seconda laurea, il Concorso in Polizia, il Concorso in Banca. Fino ad arrivare al mio oggi.

Oggi in fondo, forse non è cambiato nulla. Continuo ancora a studiare, ad avere problemi di peso e … a sperare un giorno di poter essere “ricca, abbronzata e magra”, proprio come quelle monelle di mie sorelle.

Quello che mi trovo di fronte è un’altalena di pensieri ed emozioni che segnano il passaggio, o il mio ingenuo tentativo, di diventare una donna – lavoratrice, ma anche solo una donna.

Tre. Troppe o troppo poche?

A testimonianza la foto di quello che pensavo fosse il primo passo verso chissà quali grandi traguardi. Faccia bianca che neanche il filtro b/n può eliminare del tutto, le pesanti occhiaie e le immancabili sorelle fashion. (sempre in qualche modo presenti)